Archivio per la categoria ‘Segnalazioni’

Il Ciclo di Hyperion, di Dan Simmons, torna in libreria dai primi di Novembre edito da Fanucci. Mese impegnativo, fra 22/11/63 di King e l’ultimo di Christopher Paolini, che compro solo perché detesto lasciare una saga a metà.
Il primo, comunque, non fatevelo scappare perché è davvero Fantascienza con la A maiuscola.

Dopo la Lost-delusione sono tornato in Sicilia per le vacanze, e non avendo internet ho passato le maggior parte delle mie serate a fare due cose: leggere e guardare serie tv. Per quanto riguarda i libri mi sono buttato a capofitto sulla fantascienza, genere che avevo trascurato e che mi ha dato grosse soddisfazioni. Il gioco di Ender di Orson Scott Card e il Ciclo di Hyperion di Dan Simmons si candidano non solo come migliori letture estive, ma dell’intero anno.
Sul fronte serial: avevo iniziato a guardare Fringe, ma poi qualcosa mi ha fatto desistere. Sono fermo all’ottava puntata e nonostante le idee carine e i continui richiami a X-Files e Ai confini della realtà la storia non mi prende e i protagonisti non mi convincono. Fatico a credere che dietro questo format ci siano le stesse menti di Lost. Insomma, pathos zero e ritmo non pervenuto.
Così sono passato ad altro e due nuove serie mi hanno colpito da morire: True Blood e Dollhouse. Il primo, lo ammetto, ho iniziato a seguirlo pieno di pregiudizi. D’altronde io con i vampiri ho un rapporto contorto. Quando mi sono reso conto però che la serie è ben fatta, è stato l’inizio dell’amore e della dipendenza dal V. La storia è semplice ma non risulta mai troppo banale o demente come in Twilight, e i vampiri sono affiancati da altre creature sovrannaturali come licantropi, mutaforma e strane dee cornute. L’atmosfera della Louisiana decadente, con le sue paludi, i villaggi di case dal legno ammuffito e i predicatori di colore è intrigante e gestita senza sbavature. In poco meno di venti giorni sono già alla fine della seconda stagione e fremo per vedere la terza. Volevo leggere i libri della Harris da cui è stata tratta, ma mi sono stati sconsigliati.
Di Dollhouse avevo sentito parlare molto bene un po’ ovunque. Mi piaceva l’idea di queste persone che scelgono di loro spontanea volontà di sottoporsi al trattamento, un’operazione che permette di azzerare la memoria cerebrale come fosse una tabula rasa per poi farsi riprogrammare secondo gli scopi per cui sono state richieste. Eliza Dushku nella parte di Echo è perfetta e ogni puntata ha spunti diversi. Mi spiace solo che sia una serie nata morta, come Flashforward, in quanto lo show è stato cancellato dopo appena due stagioni a causa degli ascolti bassi. Lo vedrò fino alla fine, questo è sicuro, come è sicuro che sto contando i giorni che mi separano dalla seconda stagione di Glee, in arrivo a fine Settembre.
A chi mi legge vorrei chiedere: avete qualche telefilm da consigliare? Cosa ne pensate di Heroes? Vale la pena seguirlo per quattro stagioni?
Buon settembre a tutti.

Siediti, guarda e impara come si scrive (e si disegna) di vampiri. Ora puoi pure andare a flagellarti.

Batto un colpo per dire che non sono morto e il mio è solo un periodo densissimo di impegni, e che nel frattempo, tra un ritaglio e l’altro, sto scrivendo un nuovo racconto. L’idea mi è venuta tre giorni fa, dopo aver fatto un sogno di quelli che non si dimenticano, che non puoi ignorare nemmeno se ti ci metti d’impegno.
Mi piace molto, ma sono ancora nella fase in cui devo capire bene quanto verrà lungo, se vale o meno la pena di andare avanti o dedicarsi ad altro, ma soprattutto scegliere il formato giusto. Dato che non siete stati in pochi a lamentare la difficoltà di leggere su sfondo nero e molta della gente che segue il blog arriva qui cercando informazioni sul Kindle perché ne ha già uno, o sta per muoversi in tal senso, ho pensato: perché non rilasciare un pdf da leggere direttamente sul dispositivo Amazon, o comunque a schermo? Che ne dite?
Intanto vi lascio un indizio. Se l’esperimento abortirà o vedrà la luce lo saprete molto presto. Buona settimana a tutti.

Leggendo il blog di Francesco Dimitri ho deciso di partecipare a un’iniziativa molto simpatica, sponsorizzata da Intesa-San Paolo. In pratica è un gioco di ruolo online in cui ci si crea un personaggio e lo si descrive sommariamente. Fatto questo un master, l’Oca, dà di volta in volta delle carte che creano, ampliano e modificano gli spunti narrativi iniziali. Si può decidere di seguire una storia e basta, partecipando da seguace, o contribuire attivamente da autore. Io ho scelto la seconda strada. Il mio eroe si chiama Derfel e a chi mi segue da tempo dovrebbe ricordare qualcosa.
Detto questo vi invito a iscrivervi, anche solo per curiosità, voglia di mettersi in gioco o supportarmi leggendo la mia storia.  Per farlo non vi basta che seguire questo link.

Quello che sto vivendo è un periodo pieno di cose belle, brutte e mediamente fastidiose. Ho fatto acquisti libreschi, McCarthy e Centi su tutti, conosciuto gente interessante, dato esami dei quali aspetto ancora i risultati e non vedo l’ora di mettere le mani su questo, in uscita domani. Sono curioso di sapere se ne è valsa la pena e il modo in cui la Rizzoli si è presa la briga di curare l’iniziativa. Alla fine tra i commenti dovreste trovare anche il mio (o i miei, non è ancora chiaro), e la cosa ha senz’altro un peso non indifferente sulla scelta di comprarlo o lasciarlo sullo scaffale, anche solo per un piacevole ricordo e per il fatto che, qualità a parte, l’intero devoluto andrà in beneficenza.
Provo comunque molto fastidio per i giudizi negativi a priori che iniziano a fioccare, probabilmente da gente il cui unico fine è rosicare in un modo tanto plateale da cadere nel ridicolo, soprattutto perché il libro non è ancora in commercio e quindi ogni critica, positiva o negativa che sia, non ha luogo d’esistere.
Per il resto non saprei che dire. Sto attraversando una fase in cui apatia e voglia di fare si scontrano senza che nessuna delle due esca vincitrice, con la sola nota positiva del Laboratorio di Composizione in Lingua italiana a cui sono stato ammesso. Sono strano, lo so, ma meno male che tra dieci giorni parto per Londra e vaffanbagno, nella capitale britannica mi ci voglio perdere in ogni senso.
Ah, ho anche iniziato a scribacchiare un nuovo racconto. E’ confuso, diverso da qualsiasi altra cosa abbia mai scritto e si agita nella mia mente senza capo né coda come se non ne volesse sapere di manifestarsi in forme più consone. E’ capriccioso, volubile e per il momento non mi ha detto altro che il suo nome: Quando s’alza il vento.

Post veloce e scritto di corsa, d’altronde l’università è iniziata coi nuovi corsi e non mi posso permettere di finire schiacciato dalla mole di studio che aspetta solo di essere affrontata.
Però ci tenevo a mostrarvi cosa può nascere quando le parole ce la fanno a raggiungere quell’oltre a cui ambisce ogni scrittore. Quando rompono la barriera della semplice immaginazione, attecchendo nella mente altrui in un modo diverso, forse anche sorprendente, da quanto si aspetta chi le scrive. Quando danno vita a questo.
Perché stavolta le parole sono mie e devo dire che la cosa mi lusinga enormemente.