Posts contrassegnato dai tag ‘Cormac McCarthy’

In ordine di preferenza:

Il mondo in un tappeto, di Clive Barker
La strada, di Cormac McCarthy
Al di là dei sogni, di Richard Matheson
Hyperion, di Dan Simmons
Il gioco di Ender, di Orson Scott Card
A sangue freddo, di Truman Capote
Amabili resti, di Alice Sebold
Shutter Island, di Dennis Lehane
Il porto degli spiriti, di John Lindqvist
A volte ritornano, di Stephen King

Quattro su dieci letti in formato eBook in quanto impossibili o quasi da reperire (e sia benedetto il Kindle per questo).
Anche quest’anno ho seguito il criterio di scegliere un solo libro per autore. In tal senso sono rimasti fuori dalla mia classifica i pur meritevoli Tre millimetri al giorno di Matheson, La caduta di Hyperion di Simmons, Apocalypse e Cabal di Clive Barker, La storia di Lisey e Notte buia, niente stelle di Stephen King. Non mi sono piaciuti abbastanza Ghosts di Joe Hill e La lettrice bugiarda di Brunonia Barry.
A seguire, nei prossimi giorni, la classifica dei dieci più brutti.

… poi David Foster Wallace. Ora Truman Capote e il suo A sangue freddo. In futuro penso proprio che passerò a Philip Roth e Don De Lillo. Devo dire che mi-si-è-aperto-un-mondo. Se conoscete altri grandi autori americani contemporanei da consigliare, sono tutto occhi.

Non bastava Avatar posticipato di un mese per non ostacolare le cagate di De Sica e company. Anche una notizia del genere l’ho accolta col sorriso sulle labbra. Siamo in Italia, la terra dei cachi, e nessuno si stupisce più di niente. Poi leggo questo e non solo sono costretto a fare retromarcia, ma cresce in me una voglia matta di emigrare, di andare via. Sul serio.
Adesso vorrei solo capire i motivi di una decisione simile e quale proto-intelligenza l’ha partorita, qualora dovesse rivelarsi fondata, perché se è vero che a monte sono i risultati commerciali a dettar legge, d’altra parte mi chiedo chi ha il diritto di scegliere al posto mio in quella che è una vera e propria operazione di censura preventiva. Qualcuno mi illumina?

Quello che sto vivendo è un periodo pieno di cose belle, brutte e mediamente fastidiose. Ho fatto acquisti libreschi, McCarthy e Centi su tutti, conosciuto gente interessante, dato esami dei quali aspetto ancora i risultati e non vedo l’ora di mettere le mani su questo, in uscita domani. Sono curioso di sapere se ne è valsa la pena e il modo in cui la Rizzoli si è presa la briga di curare l’iniziativa. Alla fine tra i commenti dovreste trovare anche il mio (o i miei, non è ancora chiaro), e la cosa ha senz’altro un peso non indifferente sulla scelta di comprarlo o lasciarlo sullo scaffale, anche solo per un piacevole ricordo e per il fatto che, qualità a parte, l’intero devoluto andrà in beneficenza.
Provo comunque molto fastidio per i giudizi negativi a priori che iniziano a fioccare, probabilmente da gente il cui unico fine è rosicare in un modo tanto plateale da cadere nel ridicolo, soprattutto perché il libro non è ancora in commercio e quindi ogni critica, positiva o negativa che sia, non ha luogo d’esistere.
Per il resto non saprei che dire. Sto attraversando una fase in cui apatia e voglia di fare si scontrano senza che nessuna delle due esca vincitrice, con la sola nota positiva del Laboratorio di Composizione in Lingua italiana a cui sono stato ammesso. Sono strano, lo so, ma meno male che tra dieci giorni parto per Londra e vaffanbagno, nella capitale britannica mi ci voglio perdere in ogni senso.
Ah, ho anche iniziato a scribacchiare un nuovo racconto. E’ confuso, diverso da qualsiasi altra cosa abbia mai scritto e si agita nella mia mente senza capo né coda come se non ne volesse sapere di manifestarsi in forme più consone. E’ capriccioso, volubile e per il momento non mi ha detto altro che il suo nome: Quando s’alza il vento.