Posts contrassegnato dai tag ‘Stephenie Meyer’

New Moon, di Stephenie Meyer
Meno di zero, di Bret Easton Ellis
La cosa dei monti Catskill, di Alan Ryan
Uomini che odiano le donne, di Stieg Larsson
La metà oscura, di Stephen King
Le creature del buio, di Stephen King
Hunger Games, di Suzanne Collins
A caccia della bestia da un miliardo di piedi, di Tom Wolfe
Nodo di sangue, di Laurell K. Hamilton
Through the storm, di Lynn Spears

Brutti forse non è il termine adatto. Sottotono, magari, se confrontati ai capolavori del post precedente, con due eccezioni: New moon e Nodo di sangue mi hanno proprio fatto cagare. Non chiedetemi perché li ho letti.
Le creature del buio l’ho abbandonato a pagina 100 con la promessa di riprenderlo più avanti. Non mi era mai successo con un libro di King, però, e questo andava detto. La metà oscura non mi ha fatto impazzire.
Meno di zero è sopravvalutato da morire, anche se resta la voglia di approfondire l’autore.
Uomini che odiano le donne è stato troppo lento a svelarsi, molto meglio da questo punto di vista il seguito, La ragazza che giocava con il fuoco.
Gli altri così così.

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Piccola premessa: qualcuno su aNobii ha suggerito che l’autrice si limitasse a fare la casalinga o la lattaia. Io opto per una pratica verniciatrice di ringhiere o, comunque, qualsiasi professione non contempli il battere a casaccio i tasti per produrre un best seller. Detto questo New Moon l’ho trovato, strano a dirsi, superiore al primo, e per superiore intendo solo qualche gradino sopra il livello della comune carta straccia. La storia è ancora inesistente, i vampiri della Meyer continuano a non essere vampiri e la protagonista è sempre una perfetta cretina, ma almeno in questo caso Isabella si contiene evitando di oltrepassare le dementi vette di idiozia raggiunte in Twilight, e il personaggio di Jacob è di gran lunga più interessante di Edward-quanto-sono-gnocco-perché-sbrilluccico-Cullen.
Di una cosa sono sicuro, anzi no, due: la prima è che se questi libri non me li avessero prestati non avrei mai investito né il mio tempo né un solo centesimo del mio denaro in questa saga che è, per farle un complimento, leggermente sopravvalutata. La seconda è che c’è una parte di me, forse la più malata, oscura e masochista, che ha ancora voglia di scoprire quali pozzi d’orrore ha scoperchiato Stephenie con Eclipse e Breaking Dawn, quindi è probabile che questa recensione abbia un seguito in futuro.

Siediti, guarda e impara come si scrive (e si disegna) di vampiri. Ora puoi pure andare a flagellarti.

Che le case editrici non siano enti benefici la trovo una verità ovvia per tutti, e nonostante a me le operazioni commerciali non piacciano, almeno in esse un senso c’è: fare denaro, racimolare dindini, svuotare le tasche dei consumatori. Chiamatelo come volete, la sostanza è quella. E in fondo il pane lo si deve pur guadagnare, no? Siamo in un mercato libero, nessuno obbliga nessuno a comprare nulla. Poi però leggo questo e non so se vomitare, rabbrividire o lasciarmi andare a entrambe le cose, magari contemporaneamente, perché proprio non ce la faccio a stare zitto. E’ più forte di me.
La vera storia di Stephenie Meyer? E cosa ci sarà mai da raccontare? Dei Mormoni? Di quando lei abbia candidamente affermato di scrivere sui vampiri senza aver mai letto Stoker? Di come l’idea di un personaggio come Edward le sia venuta mentre preparava il sugo?
Perché a volte non solo si supera la decenza, ma si rischia anche di cadere nel ridicolo. Secondo me siamo alla frutta.