Archivio per maggio, 2010


If you try to shut out Wonder, you’ll see Death in her dark wander.

Alice nel paese della Vaporità, lo dico senza troppi giri di parole, è un romanzo che si legge in fretta, tanta e tale è la presa che la storia ha sul lettore.
Le similitudini con il capolavoro di Lewis Caroll sono poche, limitate alla presenza di qualche elemento classico rielaborato in chiave “dimitriana”, come lo psicopatico coniglio gigante che dà la caccia alla protagonista, il diavolo dei crocicchi (una specie di stregatto ancora più enigmatico) e una regina spietata che compare nelle ultime pagine. Alice nel paese delle meraviglie diventa un pretesto per narrare una storia che non vuole essere omaggio e nemmeno rilettura, ma qualcosa di ancora diverso. I personaggi della Steamland brillano di luce propria, Alice è quanto di più anti convenzionale si possa immaginare e l’ambientazione è originale al punto giusto, compressa tra realtà e allucinazione, Carne, Incanto e Sogno, fiori di cristallo, cruciciclisti e profeti-nella-nebbia. L’intuizione stessa della Vaporità come elemento in grado di amplificare le percezioni piuttosto che distorcerle è meravigliosa, sfaccettata e spiazzante. Dà l’idea di un mondo illusorio dove, fino alla fine, non si riesce in alcun modo a capire cos’è giusto e cosa sbagliato, cosa è frutto della spiccata immaginazione della protagonista e cosa esiste davvero, oltre Londra, oltre Samarcanda, oltre le pagine di un libro spedito a puntate via mail. Perché là fuori, nella Steamland, lontano da Londra e dalla sua protettiva barriera d’eliche, ci sono cose che vanno viste con occhi nuovi. Ci sono meraviglie di sconvolgente bellezza e scorci di indicibile orrore.
E niente, niente è come sembra.
Alice nel paese della vaporità è un luogo dove gli steam-rifiuti si ammassano creando colline, dove vivono strane comunità di indigeni e a miglia di distanza, ai confini dell’Insula Albionum, si estende un mare di ignote conoscenze. Alice è dove vi sono vampiri e Alberi, e i sensi si confondono nella sinestesia. Alice è Ben che non capisce, è una donna che perde un braccio e perde tutto. Alice è una travolgente, gargantuesca metafora della vita come possibilità di scelta. E’ il rumore di fondo dell’universo. E’ un fiore di cristallo che dona lo spirito.
Sebbene non mi abbia stupito come fece Pan a suo tempo (al talento ci si abitua in fretta), Dimitri dimostra un’autorevolezza notevole in stile, trovate e padronanza della penna. E’ un autore maturo, la cui voce è una ventata d’aria fresca che merita tutta l’attenzione possibile.
Smettete di prendere la Zavorra e godetevi la Vaporità.
Cavalcatela, respiratela, vivetela. Non ve ne pentirete.

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I’m still standing

Pubblicato: maggio 6, 2010 in Vita quotidiana

Dal silenzio di questi ultimi giorni avrete capito che sono preso. Molto preso. Purtroppo il tempo è poco e la sessione d’esami incombe con i suoi appelli, i libri da studiare, gli scritti da sostenere. Solito tram tram, insomma. E’ un periodo convulso, il mio.
Stanno accadendo cose molto belle, insolite, ma di cui non mi è concesso parlare. Non ci sono pubblicazioni di mezzo, lo dico chiaro e tondo per evitare equivoci, ma qualcosa c’è, ed è qualcosa di ancora diverso, che sta prendendo una piega inaspettata.
Sono contento, nonostante la stanchezza.
A presto, si spera.