Archivio per marzo, 2010

Nuovo racconto, scritto per il laboratorio di composizione in lingua italiana a cui sto partecipando con l’università. Lo trovate qui da leggere su schermo o qui da scaricare come pdf. E’ una specie di noir che vira verso l’horror più efferato. Ah, c’è anche una citazione molto famosa.
Fatemi sapere se vi piace e se siete riusciti a trovarla.

Siediti, guarda e impara come si scrive (e si disegna) di vampiri. Ora puoi pure andare a flagellarti.

Questo è uno di quei casi in cui dire “buon sangue non mente” è una cosa quanto mai appropriata.
Se con La scatola a forma di cuore, che in realtà viene dopo questa raccolta nonostante in Italia sia stato pubblicato prima, Joe Hill aveva già dimostrato di saperci fare, con Ghost il figlio di King trasforma il promettente in una lucida certezza. A mio avviso Hill possiede la stoffa del narratore anche nel difficile e affollato mondo dei racconti, cosa tutt’altro che semplice per autori navigati, figuriamoci per un esordiente. Non sono tutti belli allo stesso modo, sia chiaro, e lo stile di King junior è profondamente diverso da quello di suo padre, ma devo dire di esserne rimasto sorpreso e, a tratti, spiazzato.
Joe Hill è bravo, pieno di idee vincenti, non ha paura di osare e la sua voce è lirica, a suo modo romantica e piena di venature sottilmente crudeli. Possiede una fantasia sbrigliata, toccante e molto rara da trovare oggigiorno. Joe Hill racconta l’orrore e non solo narrando di fantasmi, atmosfere claustrofobiche, rivisitazioni di vampiri, tematiche kafkiane e film di fantascienza di serie b, e lo fa con un registro stilistico personale di una maturità assoluta, considerando che questo è, ai fatti, il suo primo lavoro dato alle stampe. Cosa più importante, non è prolisso come il padre riuscendo tuttavia a restituire le stesse meravigliose emozioni. In questo modo la lettura scorre veloce, senza incepparsi, e le storie catturano e non ti fanno mollare il libro fino a quando non lo termini. Certo, si nota qua e là una certa velocità a volerle concludere in modo forse troppo affrettato, ma questo è evidentemente un difetto che si è tramandato nel dna assieme a tutti i pregi del caso. Al di là di qualche piccolo svarione stilistico il talento c’è e spicca come un diamante in una cesta di mele marce.
Memorabili i racconti Best new horror, Un fantasma del ventesimo secolo, Pop Art, che è il mio preferito, Il canto della locusta e Il telefono nero. Mi sono piaciuti molto anche Il mantello, che ha una conclusione davvero degna di nota, L’ultimo respiro, La colazione della vedova, inquietante e perverso e, dulcis in fundo, La maschera di mio padre, perfetto dalla prima all’ultima parola.
Joe Hill è un autore da tenere d’occhio, lo avevo già scritto qui, ma adesso so che ha il potenziale giusto e sono sicuro farà faville anche senza stare a scomodare l’ombra del padre, comunque presente (ed è inevitabile) in qualche piacevole citazione e in generale nel suo background e formamentis. Non vedo l’ora di leggere Horns.

Vedere il mondo crescere in un modo smisurato, cambiare davanti ai propri occhi nelle proporzioni, nelle percezioni, come l’orribile malattia che costringe il protagonista a perdere in statura 3 millimetri al giorno. Da lì fino alla fine è una corsa contro il tempo, è un meraviglioso e terribile affresco di emozioni umane sempre diverse, è l’orrore che si fa domestico e inevitabile. E’, sopra ogni cosa, l’avventura di un uomo che non intende arrendersi nemmeno di fronte alla dipartita della moglie e a una figlia che non lo rispetta più, che ci dimostra quanto la vita sia importante aldilà di tutto, e che la prospettiva che abbiamo sulle cose non deve mai essere scontata. Anche se si è alti quanto la capocchia di uno spillo, ci si ciba di briciole di cracker e un insetto innocuo come un ragno può rivelarsi un nemico mortale. Perché Scott Carey esiste ugualmente ed è integro nelle sue parti più pure: cuore e cervello.
Questo è Tre millimetri al giorno, un romanzo che ti spinge alla riflessione, che insegna la dimensione del rispetto e del valore, non certo misurabile in centimetri.
Scritto da un Richard Matheson mai così grande e ispirato, posso solo consigliarlo ad alta voce ad appassionati e non.

Batto un colpo per dire che non sono morto e il mio è solo un periodo densissimo di impegni, e che nel frattempo, tra un ritaglio e l’altro, sto scrivendo un nuovo racconto. L’idea mi è venuta tre giorni fa, dopo aver fatto un sogno di quelli che non si dimenticano, che non puoi ignorare nemmeno se ti ci metti d’impegno.
Mi piace molto, ma sono ancora nella fase in cui devo capire bene quanto verrà lungo, se vale o meno la pena di andare avanti o dedicarsi ad altro, ma soprattutto scegliere il formato giusto. Dato che non siete stati in pochi a lamentare la difficoltà di leggere su sfondo nero e molta della gente che segue il blog arriva qui cercando informazioni sul Kindle perché ne ha già uno, o sta per muoversi in tal senso, ho pensato: perché non rilasciare un pdf da leggere direttamente sul dispositivo Amazon, o comunque a schermo? Che ne dite?
Intanto vi lascio un indizio. Se l’esperimento abortirà o vedrà la luce lo saprete molto presto. Buona settimana a tutti.