Archivio per febbraio, 2010

Leggendo il blog di Francesco Dimitri ho deciso di partecipare a un’iniziativa molto simpatica, sponsorizzata da Intesa-San Paolo. In pratica è un gioco di ruolo online in cui ci si crea un personaggio e lo si descrive sommariamente. Fatto questo un master, l’Oca, dà di volta in volta delle carte che creano, ampliano e modificano gli spunti narrativi iniziali. Si può decidere di seguire una storia e basta, partecipando da seguace, o contribuire attivamente da autore. Io ho scelto la seconda strada. Il mio eroe si chiama Derfel e a chi mi segue da tempo dovrebbe ricordare qualcosa.
Detto questo vi invito a iscrivervi, anche solo per curiosità, voglia di mettersi in gioco o supportarmi leggendo la mia storia.  Per farlo non vi basta che seguire questo link.

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Qui
la prima parte. Qui la seconda.


Non gli ci volle molto. La vide, una sagoma ferma vicino al fiume, accovacciata come a studiare il terreno, o l’acqua. Il cacciatore era sempre più vicino, e adesso l’odore si era fatto pungente. Era pieno e meravigliosamente impossibile da ignorare. Quella donna traboccava di Wym. Gli volava addosso come polline rilucente, come i lembi di un vestito flessi dal vento. Sarebbe bastato a sfamarlo per giorni interi, forse addirittura settimane, tanto era intenso. Allora avanzò ancora, guardingo. Solo pochi passi lo separavano dalla preda. Un balzo calcolato e tutto avrebbe avuto fine. Eppure la donna, voltata di spalle, si muoveva ondeggiando da una parte all’altra. Cantava, a bassa voce, in una lingua che Symus non seppe riconoscere.
L’impensabile accadde quando il cacciatore arrivò a toccare il Wym e iniziò a farlo suo. La vita di quella creatura così indifesa gli si parò davanti agli occhi come una barriera. Avrebbe dovuto capirlo.
Symus sentì i suoi ricordi conficcarsi nella testa, il molteplice intrecciarsi di tante esistenze quante ne erano iniziate e finite, come se gli fosse in qualche modo stato permesso di vedere oltre, arrivare al senso stesso delle cose in un susseguirsi di luci e ombre. Ma non fu piacevole, perché pur percependo un’energia nuova, prodigiosa, feconda di sensazioni mai provate, il Wym’eral vide anche cose orribili, squassanti. Cose che gli bloccarono gli arti e fecero tremare ogni sua certezza. Vacillò di fronte a ciò che non avevo ancora conosciuto: sapere che per la prima volta la preda era stata più forte del cacciatore. Fu allora che la donna si voltò, al culmine delle convulsioni che lo stavano consumando. Lo fece lentamente, rivelando un sorriso al limite della lascivia e un viso massacrato di cicatrici, da cui spiccavano un paio di avvizzite orbite vuote. Lì, in quel preciso istante, nel buio della radura bagnata dal fiume, Symus capì in un modo definitivo e brutale quello che aveva provato il cervo la mattina di molti anni prima. Il senso d’impotenza, la rabbia per non averlo previsto che stingeva lasciando solo paura, dilagante come la marea nell’oceano del suo cuore.
Era diventato cervo egli stesso, con tutto il dolore che comportava. La mente gli si chiuse, la coscienza si ritrasse fino a sfilacciarsi in qualcosa d’inconsistente, come il dito di un bambino che indugia troppo vicino a un fuoco che non conosce. Symus chiuse gli occhi e dentro di sé vide l’oblio. Poi sorrise e gli corse incontro, perché aveva trovato la sola strada in grado di regalargli la libertà. Lo sentì spalancarsi su di lui e inghiottirlo come una bocca gigantesca. Se ne andò così, come un sussurro, o l’onda di un sussurro che si placa piano.
Per sempre.

Oggi il sole sono io

Pubblicato: febbraio 4, 2010 in Uncategorized

Guardo il cielo grigio sopra Milano e sorrido. Io vedo il sole. Oggi il sole è dentro di me. Oggi il sole sono io.