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In ordine di preferenza:

Il mondo in un tappeto, di Clive Barker
La strada, di Cormac McCarthy
Al di là dei sogni, di Richard Matheson
Hyperion, di Dan Simmons
Il gioco di Ender, di Orson Scott Card
A sangue freddo, di Truman Capote
Amabili resti, di Alice Sebold
Shutter Island, di Dennis Lehane
Il porto degli spiriti, di John Lindqvist
A volte ritornano, di Stephen King

Quattro su dieci letti in formato eBook in quanto impossibili o quasi da reperire (e sia benedetto il Kindle per questo).
Anche quest’anno ho seguito il criterio di scegliere un solo libro per autore. In tal senso sono rimasti fuori dalla mia classifica i pur meritevoli Tre millimetri al giorno di Matheson, La caduta di Hyperion di Simmons, Apocalypse e Cabal di Clive Barker, La storia di Lisey e Notte buia, niente stelle di Stephen King. Non mi sono piaciuti abbastanza Ghosts di Joe Hill e La lettrice bugiarda di Brunonia Barry.
A seguire, nei prossimi giorni, la classifica dei dieci più brutti.

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Vedere il mondo crescere in un modo smisurato, cambiare davanti ai propri occhi nelle proporzioni, nelle percezioni, come l’orribile malattia che costringe il protagonista a perdere in statura 3 millimetri al giorno. Da lì fino alla fine è una corsa contro il tempo, è un meraviglioso e terribile affresco di emozioni umane sempre diverse, è l’orrore che si fa domestico e inevitabile. E’, sopra ogni cosa, l’avventura di un uomo che non intende arrendersi nemmeno di fronte alla dipartita della moglie e a una figlia che non lo rispetta più, che ci dimostra quanto la vita sia importante aldilà di tutto, e che la prospettiva che abbiamo sulle cose non deve mai essere scontata. Anche se si è alti quanto la capocchia di uno spillo, ci si ciba di briciole di cracker e un insetto innocuo come un ragno può rivelarsi un nemico mortale. Perché Scott Carey esiste ugualmente ed è integro nelle sue parti più pure: cuore e cervello.
Questo è Tre millimetri al giorno, un romanzo che ti spinge alla riflessione, che insegna la dimensione del rispetto e del valore, non certo misurabile in centimetri.
Scritto da un Richard Matheson mai così grande e ispirato, posso solo consigliarlo ad alta voce ad appassionati e non.

Sto leggendo Clive Barker e ne sono entusiasta. Sapevo cosa aspettarmi, chiaro, è da mesi che un certo scrittore mi spinge in questa precisa direzione. Dopo aver divorato Infernalia, primo Libro di Sangue, sono arrivato alla conclusione che lui (Barker) merita tutto il tempo che gli sto dedicando, mentre l’altro (GL) ha la mia gratitudine per avermelo consigliato con tanta insistenza.
Barker è strano forte, parliamoci chiaro. Di sicuro non è adatto a tutti i palati, ma per quel che mi riguarda c’è qualcosa nella sua prosa e nel modo in cui riesce a fondere orrore, fantasia e metafisico che mi impedisce di staccarmi dalle pagine dei suoi libri. Quell’uomo è un genio, pochi cazzi. Non si può definire in altro modo un racconto che narra di due città in guerra l’una contro l’altra combattere attraverso i suoi abitanti, legati fra loro da carrucole e corde a mo’ di giganti fatti di carne. Oppure di una Macelleria Mobile di Mezzanotte e dei suoi fruitori alla fine della corsa. Geniale.
Scoprire Barker, me ne sto rendendo conto poco a poco, vuol dire entrare in un mondo dove follia, sangue e visioni demoniache non solo coesistono, ma vanno ad accorparsi in qualcosa che non ha precedenti in niente che abbia mai letto in passato. Non è King, non è Lovecraft e nemmeno Matheson. Barker, suonerà banale anche se non è così scontato, è semplicemente Barker, ovvero un universo anarchico e spietato, una sequela di sesso e frattaglie e milione di altre cose diverse impossibili da catalogare o anche solo riassumere.
Detto questo trovo francamente scandaloso quanto poco sia conosciuto in Italia, per non parlare dei suoi romanzi editi in passato, difficilissimi da reperire.
E adesso scusatemi ma ho Ectoplasm e due esami da preparare entro i primi di Febbraio.
Buon 2010 a tutti.