The Dome

A Chester’s Mill è una brillante mattina d’autunno quando una misteriosa barriera cala sulla cittadina isolandola da tutto il resto. Nessuno sa di cosa si tratti né da dove venga, ma una cosa è chiara fin da subito: l’evento è di proporzioni storiche ed è destinato a creare non pochi grattacapi agli ignari abitanti. Perché tra la Cupola e il mondo esterno non vi è solo lo strano materiale simile al vetro, all’apparenza infrangibile e capace di resistere a ogni contrattacco, quanto invece i problemi di una comunità i cui cittadini non si sono mai trovati in condizioni tanto estreme, così vicini l’uno all’altro da rimanerne quasi schiacciati, come all’interno di una pentola a pressione senza valvole di sfogo. Ecco, immaginate questo e provate a pensare come ci si sente a essere Big Jim Rennie, politico di professione e venditore di auto usate da quattro soldi nel tempo libero, megalomane e malato di potere oltre ogni immaginazione. Mettetevi nei panni di Dale Barbara, ex militare di istanza in Afghanistan che si vede sbarrata la strada da questo impedimento proprio quando sta per uscire dalla città, lontano dalle cucine del Sweetbriar Rose. Guardate il mondo con l’acutezza di Julia Shumway, editore e direttore del giornale locale, o con l’amarezza della Reverenda Piper Libby, alla disperata ricerca della fede in un Dio in cui fatica a credere. Solo così capirete quello che io ho realizzato dopo averne divorato le mille e passa pagine in meno di una settimana, ovvero che The Dome è un gran libro, e non solo in senso meramente fisico. Grande è il ritmo, trascinante come mai avrei creduto, come grande è l’idea di fondo e i personaggi che la vanno a interpretare. Finale a parte, che reputo il vero punto debole dell’autore, le ultime pagine sono senz’altro le migliori e più sofferte. Vanno giù come una sorsata d’acqua fresca.
C’è un ma, però.
Ho sentito comunque, nell’ultima fatica del Re, come una sensazione a pelle molto sottile: la mancanza di qualcosa che avrebbe reso la storia migliore di così, quel quid che ha fatto la differenza nella sua vecchia produzione, e dire esattamente cosa è difficile perché fa sempre parte di un sentire molto intimo e personale. Perché The Dome è un libro bellissimo, intendiamoci, di una forza unica e soverchiante, e alcuni passaggi sono degni di quello che nel tempo è diventato il mio scrittore preferito in assoluto, ma capolavori come It e L’Ombra dello Scorpione restano lontani anni luce. Dei libri in questione The Dome non ha l’ambizione, la forza evocativa, il giusto mix di personaggi e situazioni. Manca un Randall Flagg, per esempio, o un cattivo che sia all’altezza del Pennywise che ha terrorizzato milioni di lettori, e per quanto ben caratterizzata Chester’s Mill non è Derry, non è Boulder e nemmeno Castle Rock. Sono fermamente convinto che se questo fosse stato il romanzo di un perfetto sconosciuto, probabilmente a quest’ora parleremmo di un esordio memorabile, ma dato che di mezzo c’è SK, non accontentarsi mi pare cosa buona e giusta per chi, come me, lo segue con tanta dedizione. E a chi dice che è sbagliato fare paragoni col passato, io rispondo che i romanzi del Re fanno parte di una continuità letteraria difficile da ignorare, e che trovo legittimo guardarsi indietro per constatare quanta strada è stata fatta dall’autore in questione e arrabbiarsi se, dopo tanti chilometri macinati, Zio Steve inciampa nei suoi stessi piedi. Non un capolavoro, quindi, ma “solo” un bel libro.
The Dome è una sfortunata marmotta tranciata in due il Giorno della Cupola, è l’acume di Joe spaventapasseri McClatchey che riesce a vincere su tutto, è l’amore di Rusty Everett per le figlie e la rabbia di Piper Libby per l’ingiustizia della polizia locale. The Dome è Junior Rennie che giace con due cadaveri nel buio della dispensa dei McCain, è sentire il caldo innaturale che aleggia nell’aria stantia di Chester’s Mill al volgere di Novembre mentre il sole si tinge di un rosso malato, è vedere le foglie ancora attaccate ai rami degli alberi sulla terra e grottesche stelle cadenti rosa nella volta del cielo. The Dome è la paura che si legge negli occhi di Alice e Aidan Appleton, i cuporfani, è un generatore che smette di funzionare scatenando il panico, è una scatola dagli inquietanti riverberi viola, una lente d’ingrandimento brandita da dita malevole al puro scopo di ingigantire ogni cosa per poi bruciarla e stare a guardare cosa succede, perché la Cupola è un dio con la faccia di cuoio e stavolta le formiche siamo noi.
The Dome è “solo” un bel libro.
Ma ad avercene di libri così.

~ di Stefano Romagna su novembre 20, 2009.

20 Risposte to “The Dome”

  1. [...] Continua Articolo Originale:  The Dome « Il blog di Stefano Romagna [...]

  2. Dunque dunque, sebbene IT non mi abbia fatto dormire per notti e notti, il suo finale del cavolo ancora mi fa ‘ncazzare, quindi se anche qui il finale è il tallone di SK, inizio a pensare che quando si lancia in invenzioni particolari poi non sappia come smatassare il gomitolo. Non so però non ho letto molte cose di lui. Non so se farmi incuriosire e dargli una chance oppure no…

  3. Eleas: ma quando parli di It ti riferisci alla miniserie tv o al romanzo? No, perché c’è un enorme abisso qualitativo tra i due, in favore del libro ovviamente, che è una pietra miliare del genere e non solo. E il finale l’ho trovato meraviglioso. In altre storie invece il Re si sarebbe potuto anche sforzare di più, ma non credo dipenda dallo smatassare il gomitolo. Se sei genio lo sei fino in fondo, e lui lo ha dimostrato spesso.
    Sul consigliarti di leggerlo, io sono troppo di parte per dirti di no. E’ il mio scrittore preferito e come tale lo venero alla stregua di una vera e propria religione. Però posso incuriosirti, quello si.

  4. Romanzo romanzo

  5. Eleas: allora diciamo che in The Dome il finale non è all’altezza di tutto il resto, almeno io l’ho trovato un po’ scontato e fin troppo veloce, ma occhio, ha comunque un che di poetico e rimaniamo lo stesso al di sopra di standard di per se notevoli.
    Se hai già letto It sai cosa aspettarti da SK, anche se secondo me i suoi romanzi più riusciti in assoluto (oltre a It ne ha scritti circa una sessantina) sono L’ombra dello scorpione, Pet Sematary e Cose Preziose, ma ho adorato anche Misery, Shining, Le notti di Salem (e quelli sì che son vampiri, altro che Twilight) e Scheletri.
    Insomma, devo ancora trovarne uno che mi abbia fatto schifo.

  6. Il finale di IT meraviglioso? Con quella pseudo soluzione del ragnoe della tartaruga???? allora sono io che proprio non lo so apprezzare.

  7. Ombra dello scorpione ho visto il film e il giorno dopo ero influenzato io, mia moglie e mia cognata.
    Pet Sematary mi hanno condotto a forza al cinema a vederlo e io che i film de paura non lireggo sono stati più con gli occhi chiusi che aperti ehehe.

  8. Eleas: in ordine. Il finale di It per me arriva dopo, e riguarda i piccoli protagonisti e il modo in cui iniziano a dimenticare l’orrore, lasciandoselo alle spalle come non fosse mai esistito, come un sogno durato 30 anni, e si, l’ho trovato poetico, malinconico, bellissimo. L’ultima pagina soprattutto. Vattela a rileggere. Tu parli della sconfitta della Divoratrice di Mondi, e attenzione, la cosa è molto ma molto più complessa e profonda di quanto credi, perché It non è un semplice ragno come la tartaruga non è una semplice tartaruga. Sono entità che andranno a influenzare anche altri romanzi di King, come la saga della Torre Nera, L’ombra dello Scorpione, Insomnia, lo stesso The Dome, etc etc… Qui stiamo parlando di uno straordinario, immenso unicum letterario, ed è questo che rende il Re un narratore eccezionale.

    Su L’ombra dello Scorpione e Pet Sematary: dovete DIMENTICARVI le trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi, eccezion fatta per Misery, Carrie e a tratti Shining, perché nella maggior parte dei casi non sono solo penose, ma fuorvianti e ingiuste nei confronti dei libri dai cui sono state tratte.

  9. Sì lo so che l’intento di King è poetico, ma io lotrovo reso in modo banale attraverso due figure che a me non ricolleghi a quanto avviene. Non so nemmeno come spiegarlo. Ci penso e poi ci riprovo adesso ho in testa il capitolo 23 e debbo finirlo eheh ;)

  10. Eleas: è normale non capirci molto, bisogna avere una visione d’insieme leggendo gli altri libri coinvolti. Buona scrittura. :)

  11. si può avere un senso… il capitolo 23 è online è stato piuttosto pesante, gli ultimi tre sono stati rognosi ma centrali.

  12. Concordo…e dico che secondo me è mancato il coinvolgimento diretto di un’entità “malvagia”. :)

  13. Sostanzialmente mi trovo molto d’accordo con le tue opinioni sul romanzo. Mi ha colpito soprattuto il punto in cui noti che se UNDER THE DOME fosse stato scritto da un esordiente potrebbe essere valutato ben diversamente. Forse Stephen King ci ha abituato troppo bene in questi lunghi anni, ma in effetti THE DOME non mi resterà tra le pietre miliari della sua produzione. In proporzione, ho amato molto di più il precedente DUMA KEY.

  14. Valberici: esatto. Per quanto sgradevole e odioso, King ha partorito cattivi migliori di Jim Rennie.

  15. LadyJack: anche io devo dire che in proporzione ho preferito di più Duma Key. Non so, l’ho trovato più spontaneo, più onesto, con un’ambientazione molto originale. Wireman poi è uno dei personaggi migliori a cui il Re abbia mai dato vita.

  16. [...] la perplessità di molti kinghiani. Comprendo quelle di Stefano Romagna e di Gl D’Andrea, che ne hanno scritto in questi giorni. Eppure, penso che sia uno dei romanzi [...]

  17. Anch’io apprezzo tantissimo Wireman: lo trovo una delle ragioni migliori per leggere DUMA KEY e per farselo piacere.

  18. LadyJack: e fotti il mondo, Edgar!!

  19. Wireman e’ per ora il personaggio migliore mai creato da King, almeno nei libri che ho letto.

    pero’. Pero’ il finale di Duma Key NUNSEPOVVEDE. Fa schifo davvero. Ed e’ un peccato, perche’ fino a 3/4 del libro, era SPETTACOLARE.

    The dome a me e’ piaciuto parecchio. Ma ti mette a disagio.

  20. Demonio Pellegrino: eh, ma i finali sono sempre stati un problema per King, mica solo per DK. Concordo sui 3/4 spettacolari e Wireman, che mi è davvero rimasto nel cuore.

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